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Guglielmo Mutti

Laureato Presso IUAV, Consulente tecnico d'ufficio del Tribunale di Pordenone, vive e lavora a Caneva (Pordenone).

 

Nella ricerca delle ricorrenti realizzazioni, i ricordi, le sensazioni tattili di forze materiche già vissute, già viste, diventano elaborati di concetti figurativi antichi e tribali, che prendono posto in uno spazio percettivo di incarnazione: si imprime così la potenza dello spirito che informa la plasticità della materia. In questo cammino creativo, diventa determinante per me il peso percettivo e figurativo di ogni singolo elemento che, nell'insieme della composizione, sembra interagire armoniosamente, sostenuto da una forma di luce che genera dinamismo e completezza.

Nell'osservare il gioco prospettico e il colore, proiettato a fuoruscire dal piano, inseguendo l'immaginario, comprendo che questo mio viaggio era solo l'inizio di una lunga navigazione.
Nuove percezioni plastiche, emozionali ed emozionanti diventano propizie a solcare l'invisibile, cavalcando un mitologico destriero alato. Una pulsione di fanciullesca energia e determinazione mi muove ad abitare un universo figurabile non solo nella mente. Si manifesta, così, un flusso di pittura che preme a dare corpo ed espressione manifesta a una visione intima, trasfigurando un concetto, un idea in una struttura tridimensionale.

A questo punto sono consapevole di non voler eccedere nella materia, e di non voler spingermi nella scultura; tuttavia, mi è chiaro che lo spazio di una tela è insufficiente per dare piena ospitalità alle mie visioni.

Le prime realizzazioni risentono di un'influenza cubista e le interpretazioni appaiono parzialmente realiste; i contorni e le movimentazioni sono, invece, più stimolati da simboli astratti, volumi dinamici che non si scontrano, ma creano un sinuoso movimento. Vedo animarsi concetti, forme tridimensionali che gemellano le prime sperimentazioni, rispecchianti il mio interesse per il futurismo.

Altre sperimentazioni, con il loro dinamismo a spirale, evocano la forza e la maestosità delle grandi conchiglie fossili che trovano un posto privilegiato nella mia memoria archeologica: le ammoniti avvolte in spirali, dove la vita nasce da un punto, e il guscio la circonda, la racchiude, la protegge dando un senso espansivo di definita completezza a qualche cosa di custodito, che non resta imprigionato, ma libera respiro in tutta la sua ampiezza.

Questo permette alla struttura creativa, pur essendo realizzata in un supporto, di uscirne, di proiettarsi all'esterno, liberando il messaggio della concretezza spirituale propria all'infinita spaziale.